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Wall Street chiude peggior semestre da oltre 50 anni

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Wall Street chiude peggior semestre da oltre 50 anni

WASHINGTON. – Wall Street conclude il suo peggior semestre da almeno 50 anni, dopo aver chiuso una giornata tutta in rosso. Un’altra brutta notizia per Joe Biden, i cui consensi nei sondaggi sono ai minimi, soprattutto sul fronte economico, tra lo spettro di una recessione, un’inflazione record e crescenti tassi di interesse che erodono i salari, innescano tagli aziendali e minano la fiducia dei consumatori.

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L’ultimo dato del dipartimento al commercio segnala un rallentamento delle spese individuali, cresciute in maggio solo dello 0,2%, contro una previsione di almeno 0,4%. Ma ora anche la Borsa trema. Tutti e tre gli indici hanno finito il mese e il secondo trimestre in territorio negativo. In particolare nei primi sei mesi il Dow Jones ha subito il peggior crollo percentuale dal 1962, mentre l’indice S&P 500, bussola di molti portafogli azionari e di conti pensionistici, nelle ultime settimane è entrato in “zona orso”. bruciando il 21% da gennaio, la peggior perdita semestrale dagli anni ’70: un raro e fosco segno di pessimismo. Il sell-off è stato a 360 gradi, con l’energia unico settore a guadagnare: il barile di petrolio a oltre 100 dollari e il gas a prezzi record a causa del conflitto in Ucraina.  E società leader come Apple, Disney, JPMorgan Chase e Target sono crollate più della media del mercato azionario.

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Non se la passano certo meglio i bond, che sono particolarmente sensibili alle condizioni del mercato, riflettendo i cambiamenti nell’inflazione e nei tassi di interesse più direttamente delle azioni: l’indice che traccia i bond decennali, un parametro chiave per i costi dei prestiti, ha registrato un calo di circa l’11% del prezzo. Analisti della Deutsche Bank sono dovuti risalire alla fine del XVIII secolo per trovare una performance semestrale peggiore di bond equivalenti. E questo è forse un segno ancora più preocupante sullo stato dell’economia americana. Non si salvano neppure i Bitcoin, che si pensava potessero offrire un rifugio in questa tempesta perfetta: nei primi sei mesi hanno lasciato sul terreno oltre il 50%.

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A complicare la situazione, erodendo il potere d’acquisto degli americani e i  profitti aziendali, c’è anche una inflazione galoppante ai livelli di oltre 40 anni fa, aggravata dal crescente prezzo del cibo e dell’energia a causa della guerra in Ucraina. Con la Fed decisa a combattere a tutti i costi l’inflazione aumentando i tassi di interesse, anche a costo di causare una recessione.

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Il prossimo banco di prova sul trend dell’economia saranno i dati del secondo trimestre delle aziende, che saranno attentamente scrutinati per capire se si naviga verso il peggio

(di Claudio Salvalaggio/ANSA)